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	<description>Galleria Arte Online Roma</description>
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		<title>Art News &#8211; Gennaio</title>
		<link>https://www.mizarart.com/art-news-gennaio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 14:36:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il mese di dicembre ha destato non poco stupore la notizia del murales realizzato da Banksy che augurava Buone feste e buon inizio anno con l’immagine forte di un bambino che gioca nella neve ma in realtà è cosparso di cenere di un cassonetto in fiamme. Lo street artist francese continua a far parlare di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mese di dicembre ha destato non poco stupore la notizia del murales realizzato da Banksy che augurava Buone feste e buon inizio anno con l’immagine forte di un bambino che gioca nella neve ma in realtà è cosparso di cenere di un cassonetto in fiamme.</p>
<p>Lo street artist francese continua a far parlare di sé in questo nuovo anno, con una notizia questa volta spiacevole. Al Bataclan, locale parigino luogo dell’attentato terroristico del 2015, è stato trafugato il murale di Banksy, raffigurante una figura femminile in lutto. Il murale era stato realizzato a giugno dello scorso anno proprio in memoria dell’attentato. Secondo la polizia i ladri avrebbero agito nella notte del 25 gennaio staccando letteralmente la porta che ospitava il murale. Tutti sono ormai pazzi per Banksy! E ironia della sorte la street art è ormai entrata definitivamente nei “giochi” del mercato dell’arte.</p>
<ul>
<li>Anche una boccetta di profumo può diventare un’opera d’arte. Si tratta di “Opera Prima”, il profumo-gioliello di Venini-Bulgari. Ci troviamo di fronte a una piccola ampolla di profumo rivestita in foglia d’oro e a forma di anfora romana. Sulla superficie sono incastonati dei citrini e un’ametista intagliata, simile a un turbante. L’essenza è un mix di limoni di Sicilia e fiori d’arancio realizzato dai maestri profumieri della Maison Bulgari. Il prezzo di questo piccolo profumo-gioiello davvero “limited edition”, realizzato da manifattura tutta italiana, è di 200 mila euro, non certo alla portata di tutti!</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Volete puntare e investire nell’arte ma siete indecisi sugli acquisti? Non temete, a breve avrete a disposizione una nuova figura a metà fra l’art advisor e il veggente. Il suo nome è Lisa Anne Auerbach ed è un’artista che offre consulenza professionale e creativa ai clienti indecisi sugli acquisti. Il mercato dell’arte, si sa, è in continua evoluzione. Che sia la chiave giusta quella di farsi condurre dalle vibrazioni che trasmettono le stesse opere d’arte?</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Questo nuovo anno è ha in serbo grandi novità nel campo. A New York a primavera inaugura un nuovo polo museale poli-funzionale, lo Shed, realizzato vicino la High Line. All’interno dello spazio si intersecano musica, danza, arti visive e gastronomia. Si tratta di una nuovissima galleria-museo con lavori site-specific realizzati da artisti provenienti da tutto il mondo. Lo spazio espositivo è arricchito poi da un teatro, da una sala da concerto e da due gallerie. Per l’inaugurazione si è pensato proprio a tutto in pieno stile USA: le inaugurazioni consisteranno in una serie di progetti battezzata “Soundtrack of America” by Steve McQueen e Quincy Jones. Insomma, nella città che non dorme mai uno spazio di queste dimensioni era proprio ciò che ci voleva.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Torniamo nel vecchio continente e lasciamoci condurre da un piccolo bus di 15 mq in giro per l’Europa. Si tratta di una roulotte che ricalca le linee della facciata della famosa scuola di Dessau, il Bauhaus. Si tratta in realtà di un progetto più ampio, elaborato dalla SAVVY Contemporary, laboratoro/spazio/galleria che promuove letture, mostre e proiezioni di film. La roulotte, che internamente è progettata in pieno stile Bauhaus, porterà discussioni, riflessioni e investigherà sul ruolo che può e potrebbe avere il design a livello sociale.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>                                                                                                                                         Rachele Paradiso</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Gennaio 2019: Tendenze e novità del mercato dell’arte</title>
		<link>https://www.mizarart.com/gennaio-2019-tendenze-e-novita-del-mercato-dellarte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Feb 2019 15:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Ci eravamo lasciati con un 2018 chiuso più che degnamente con un fatturato in netta crescita rispetto al mercato dell’anno precedente e apriamo con un 2019 già da record. Ecco di seguito le migliori aggiudicazioni e i momenti più emozionanti delle aste di gennaio: &#160; Yayoi Kusama, Amour pour Toujour Partiamo con Yayoi Kusama: [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p>Ci eravamo lasciati con un 2018 chiuso più che degnamente con un fatturato in netta crescita rispetto al mercato dell’anno precedente e apriamo con un 2019 già da record. Ecco di seguito le migliori aggiudicazioni e i momenti più emozionanti delle aste di gennaio:</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Yayoi Kusama, <em>Amour pour Toujour</em></strong></li>
</ul>
<p>Partiamo con Yayoi Kusama: considerata tra gli artisti contemporanei più influenti degli ultimi anni e nominata tra le artiste donne più famose al mondo, la Kusama apre il 2019 con una nuova vendita record: a seguito di una battaglia tra gli offerenti online, un acquirente è riuscito ad accaparrarsi il portfolio di stampe <em>Amour pour Toujour</em> per 200mila sterline, a fronte di una stima iniziale di circa 80mila sterline.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Albrecht Dürer, <em>Four Horsemen of the Apocalypse</em></strong></li>
</ul>
<p>Il mercato delle stampe e della grafica è sempre più in crescita, e lo dimostrano i risultati della recente asta “Old Master Prints” tenutasi lo scorso 29 gennaio a Christie’s New York dove la bellissima incisione di Albrecht Dürer, <em>Four Horsemen of the Apocalypse, </em>è stata aggiudicata per $ 500.000.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Supreme Skateboard</strong></li>
</ul>
<p>Il nuovo trend del mercato del 2019 sta aprendo le porte anche alla domanda sempre più in crescita degli appassionati e collezionisti di streetwear, skate culture e arte contemporanea. Sotheby’s ha puntato in alto e ci ha visto lungo: 248 tavole da skate Supreme, alcune delle quali edizioni limitate realizzate in collaborazione con artisti, prodotte dal 1998 al 2015, hanno raggiunto il prezzo record di 800mila dollari.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Gino Severini, <em>Lo spazio aereo unisce tutti i popoli</em></strong></li>
</ul>
<p>Torna alla ribalta anche l’arte italiana di metà ‘900: presentata da Meeting Art con stima a richiesta, la tempera di Gino Severini, <em>Lo spazio aereo unisce tutti i popoli</em>, risalente al 1958-1959, è stato aggiudicato per 250.920 euro. Una cifra che fa ben sperare per un 2019 prolifico per l’arte italiana.</p>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li><strong>Peter Paul Rubens</strong>, <strong><em>Nude Study of a Young Man with Raised Arms</em></strong></li>
</ul>
<p>Appartenuto a un gruppo di disegni collezionati dal Re William II di Danimarca (1792-1849) e dalla moglie russa Anna Pavlovna (1795-1865) “Nude Study of a Young Man with Raised Arms” di <strong>Peter Paul Rubens</strong> è il primo disegno di una tale importanza ad apparire sul mercato da oltre una generazione. Stimato $2.5/3.5 milioni, questo studio di un giovane uomo &#8211; una delle figure chiave della grande Pala d’Altare <em>L’innalzamento della Croce</em>  che <strong>Rubens</strong> dipinse per la chiesa di Santa Walburga ad Anversa nel 1608, è stato aggiudicato il 30 gennaio alla cifra da capogiro di $ 7.000.000.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>                                                                                                                                                    Francesca Iani</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La Collotipia: Una tecnica che muore</title>
		<link>https://www.mizarart.com/la-collotipia-una-tecnica-che-muore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jan 2019 12:10:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È stato possibile riprodurre meravigliose opere grazie ad una tecnica che, se non è ancora del tutto scomparsa, è di sicuro un’arte che muore. Rimpiazzata dalla più semplice ed economica litografia, la collotipia fu inventata da Alphonse-Louis Poitevin nel 1855, con le prime applicazioni per mano di F. Joiubert nel 1859. I miglioramenti più significativi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato possibile riprodurre meravigliose opere grazie ad una tecnica che, se non è ancora del tutto scomparsa, è di sicuro un’arte che muore. Rimpiazzata dalla più semplice ed economica litografia, la collotipia fu inventata da <strong>Alphonse-Louis Poitevin</strong> nel 1855, con le prime applicazioni per mano di <strong>F. Joiubert</strong> nel 1859. I miglioramenti più significativi invece  furono introdotti nel 1868 da <strong>Joseph Albert e Jakub Husnik</strong>.</p>
<p><strong>Una breve storia della tecnica</strong></p>
<p>Albert fece aderire al vetro smerigliato uno strato sottile di gelatina bicromatata, indurendola poi con l&#8217;esposizione alla luce (il termine “<em>collotipo”</em> deriva dalla parola greca “<em>kola”</em>, che significa “colla”). Questo processo di riproduzione tipografica è basato sulla proprietà del bicromato di potassio di alterare la solubilità in acqua di colloidi come albume, gelatina, gomma arabica, se esposti alla luce. Su questo strato se ne spalmava un altro della stessa sostanza, destinato a riprodurre l&#8217;immagine. Si usavano poi due tipi di inchiostrazione spessa per le ombre. Il metodo era anche chiamato <strong><em>Albertype </em></strong>o <strong><em>Albertipia</em></strong>, dal nome del suo inventore.</p>
<p>Oggi i collotipi sono preziosissimi perché non possono essere riutilizzati: le stampe sono in edizioni limitate e di altissima risoluzione, non c’è possibilità di falsificazione come in altri tipi di processi fotomeccanici.</p>
<p><strong>Famosi fotografi hanno sperimentato la collotipia</strong></p>
<p>É di sicuro un’arte che muore, tuttavia un numero esiguo di fotografi ha prediletto la collotipia come processo di riproduzione. Nel 1970 il fotografo <strong>Todd Walker</strong> addestrò ed istruì  una squadra di fotografi d’arte in grado di riprodurre le opere d’arte con questa tecnica e farlo per il National Endowment for the Arts (NEA).</p>
<p><strong>Principali applicazioni della collotipia</strong></p>
<p>La collotipia è impiegata per edizioni limitate a partire dai negativi, per la riproduzione di opere d’arte come disegni a matita o ad acquarello, la produzione di cartoline, cataloghi illustrati, display pubblicitari e poster. Le primissime cartoline in circolazione furono stampate usando questa tecnica.</p>
<p><strong>Come riconoscere un collotipo? </strong></p>
<p>Dei collotipi facilissimi da identificare sono per esempio quelle piccole cartoline colorate a mano e prodotte in larga scala che oggi chiamiamo “vintage”: cartoline in bianco nero e con qualche dettaglio colorato a mano.</p>
<p>Capiamo che ci troviamo difronte a un  collotipo quando vediamo il colore leggermente fuori dal margine dell’area colore.</p>
<p><strong>Qualche famoso esempio di collotipia</strong><strong>: Klimt e Schiele</strong></p>
<ol>
<li>“<strong><em>Gustav Klimt: Fünfundzwanzig Handzeichnungen</em></strong>”,</li>
</ol>
<p>Il complesso processo di riproduzione della collotipia rende giustizia allo stile spontaneo e al tratto leggerissimo di Klimt. Stiamo parlando dei bellissimi collotipi raccolti nel portfolio “<strong><em>Gustav Klimt: Fünfundzwanzig Handzeichnungen</em></strong>”, una edizione limitata composta da 25 collotipi d’après dei disegni dell’artista viennese. Pubblicati dalla casa editrice viennese <em>Gilhofer and Ranschburg, </em><em>nel luglio 1919, un anno dopo la morte di Klimt, questi sofisticati collotipi riproducono alla perfezione il tratto a matita del grande maestro della Secessione e</em> ci consegnano oggi la sua mano leggerissima, la sua tecnica e la sua irrefrenabile energia creativa.</p>
<p>Fu il <strong>Kunstanstalt Max Jaffé</strong>, ovvero il massimo esperto viennese di collotipia a riprodurre i disegni di Klimt. L’importanza di questo portfolio sta proprio nella capacità di catturare la varietà dello stile di Klimt tra gli anni 1898 and 1917. Una bellissima galleria di donne colte nella loro intimità e ritratte con un velo di sensualità ed erotismo: il Fünfundzwanzig Handzeichnungen era dunque “materiale erotico” che circolava privatamente nella Vienna dell’alta società ed era ben accettato dalla società del tempo.</p>
<p>Ancora oggi questa raccolta ci sorprende e ci fa guardare con gli occhi di Klimt quel variegato mondo femminile da scoprire. Lui osservava meticolosamente donne nubili, ragazze acerbe, che donne mature e anziane.</p>
<p>2<strong>&#8211; Handzeichnungen di Egon Schiele</strong></p>
<p>Un altro portfolio di collotipi degno di nota è il <em>“<strong>Handzeichnungen di Egon Schiele</strong></em>, d’après dei disegni ad acquerello o a carboncino del maestro viennese. Pubblicata dalla casa editrice Verlag Eduard Strache, (Vienna, Praga, Leipzig) nel 1920, la collezione fu realizzata, come per la raccolta di Klimt, da Max Jaffe e prodotto dalla stamperia viennese Gesellschaft fur Graphische VI.  Quattro tavole della collezione sono a colori e stupiscono per la brillantezza.</p>
<p>Attraverso questi due esempi capiamo come la collotipia dimostra di essere la tecnica con la quale è stato possibile far conoscere i due artisti, diffondere e far circolare la loro incredibile produzione e consegnarla ai posteri, far circolare anche del materiale erotico nella Vienna di inizio Novecento.</p>
<p>Vi consigliamo ora di guardare ed ammirare i collotipi, i vividi colori, la delicatezza del tratto di Klimt o l’irruenza del segno di Schiele e di conoscere nel dettaglio i due grandi maestri viennesi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Elena Agnese Sorrentino</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="aw2qa5Eri1"><p><a href="https://www.mizarart.com/prodotto/egon-schiele-weiblicher-ruckenakt/">Egon Schiele, Weiblicher Rückenakt</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="https://www.mizarart.com/prodotto/egon-schiele-weiblicher-ruckenakt/embed/#?secret=aw2qa5Eri1" data-secret="aw2qa5Eri1" width="600" height="338" title="&#8220;Egon Schiele, Weiblicher Rückenakt&#8221; &#8212; MizarArt" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="Rl8TsMuuq2"><p><a href="https://www.mizarart.com/prodotto/gustave-klimt-ritratto-di-ragazza-tavola-n-6/">Gustave Klimt, Ritratto di ragazza &#8211; Tavola n. 6</a></p></blockquote>
<p><iframe class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted" src="https://www.mizarart.com/prodotto/gustave-klimt-ritratto-di-ragazza-tavola-n-6/embed/#?secret=Rl8TsMuuq2" data-secret="Rl8TsMuuq2" width="600" height="338" title="&#8220;Gustave Klimt, Ritratto di ragazza &#8211; Tavola n. 6&#8221; &#8212; MizarArt" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Arte erotica: Storie di opere scandalose</title>
		<link>https://www.mizarart.com/arte-erotica-storie-di-opere-scandalose/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 16:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[erotico]]></category>
		<category><![CDATA[klimt]]></category>
		<category><![CDATA[schiele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non era una Venere, né una Diana al bagno e neppure una Susanna insidiata dai vecchioni: era una donna orgogliosa di mostrare il proprio corpo. Fiera nello sguardo, con una prorompente sensualità, sembrava celare il pube con la mano, invece l’Olympia di Manet aveva un chiaro atteggiamento di invito. “La critica si accalca come alla [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non era una Venere, né una Diana al bagno e neppure una Susanna insidiata dai vecchioni: era una donna orgogliosa di mostrare il proprio corpo. Fiera nello sguardo, con una prorompente sensualità, sembrava celare il pube con la mano, invece <strong>l’<em>Olympia</em> di Manet</strong> aveva un chiaro atteggiamento di invito.</p>
<p><em>“La critica si accalca come alla Morgue davanti all’Olympia infrollita di Manet. L’arte discesa così in basso non merita neppure che la si biasimi</em>”, scrive un cronista del tempo sul quotidiano La Presse il 28 maggio 1863. Esposta al Salon del 1865, l’opera di Manet fu subito attaccata da durissime critiche. La ragione della levata di scudi risiede nel fatto che l’artista aveva tolto alla figura femminile ogni velo di giustificazione per la sua nudità.</p>
<p>Pronti a condannare di giorno lo scandalo di una caviglia scoperta, gli stessi borghesi che avevano additato l’Olympia l’andranno a sbirciare (tre anni più tardi) nel boudoir dell’eccentrico diplomatico turco-egiziano Khalil-Bey, <strong>l’Origine du monde</strong> di <strong>Gustave Courbet</strong>. Uno dei dipinti più ricercati al mondo, perché proponeva una sessualità femminile senza veli.</p>
<p>Queste opere “scandalose” parlano di erotismo. Cercare di <strong>definire l’erotismo</strong> significa addentrarsi in un territorio incerto il cui limite rischia spesso di sconfinare nella volgarità e nella pornografia, aspetti che poco hanno a che fare con l’eros. Ricordate il <strong>calendario di Olivero Toscani</strong>, dodici mesi con 12 macro di organi genitali maschili e femminili? Alla base dei suoi scatti c’era proprio questa riflessione. Erotico può essere uno sguardo, un gesto, un atteggiamento, come le labbra socchiuse della <strong><em>Ragazza con l’orecchino di perla</em></strong> di <strong>Vermeer.  É erotico ciò che stimola il desiderio</strong> e configura l’altro, come colui o colei che viene “<em>posto innanzi</em>” e attrae l’attenzione.  Il sostantivo “<em>seduzione</em>” deriva dal latino “<em>seducere”</em>, ovvero “<em>se ducere”,</em> che vuol dire “<em>condurre a sé</em>”. Quando si riesce ad attrarre l’attenzione su se stessi al punto di divenire oggetto del desiderio dell’altro o viceversa si configura una situazione erotica.</p>
<p>A descrivere la perfetta situazione erotica, c’è una sapiente china di <a href="https://www.mizarart.com/prodotto/alberto-martini-the-voyeur/"><strong>Alberto Martini</strong></a>. Un <strong>voyeur</strong> elegantemente vestito discosta i panni di una donna che giace a letto, mostrandone le parti intime. Un piccolo disegno, magnetico con una vena morbosa, dell’eccentrico artista italiano satirico, amico degli altrettanto eccentrici marchesa Casati e Marinetti.</p>
<p>Popolarissimi furono i disegni erotici di <a href="https://www.mizarart.com/?s=gustave+klimt&amp;post_type=product"><strong>Gustav Klimt</strong></a>, non più relegati nei gabinetti privati o nelle bettole: ebbero una enorme fortuna. Esattamente un anno dopo la morte dell’artista, nel 1919, la <em>Gilhofer and Ranschburg con l’aiuto di un tecnico specializzato di collotipi, Max Jaffé stampa una bellissima collezione dal nome impronunciabile </em><strong><em>Fünfundzwanzig Handzeichnungen. </em></strong><strong>Tutte le donne qui ritratte, in atteggiamenti lascivi, di autoerotismo, di amore lesbo, furono ben accette dall’alta società viennese. Klimt racconta l’universo femminile con sensibilità, una incredibile profondità psicologica e una indiscussa abilità tecnica. </strong></p>
<p>Sorte ben diversa spetta all’austriaco <strong><a href="https://www.mizarart.com/?s=egon+schiele&amp;post_type=product">Egon Schiele</a>,</strong> che fu condannato con l’accusa di corruzione di minorenne e, in seguito al ritrovamento di &#8220;<em>disegni pornografici&#8221; </em>nel suo appartamento, fu arrestato e detenuto per tre giorni. La dichiarata convivenza con la modella Wally Neuzil e i suoi dipinti e disegni di ragazze minorenni lo mantennero sempre ai margini dalla società. Quasi cento anni dopo la creazione dei disegni originali (1910-1918), Anthèse pubblica la raccolta di litografie a colori &#8220;<strong>Erotica&#8221;</strong>. Qui, uno dei più brillanti disegnatori di tutti i tempi, spinge fino a livelli drammatici l&#8217;erotismo moderato di Klimt. Nelle stampe che proponiamo, per la prima volta, è rappresentata la crudezza del sesso, fatta di nudi estremamente magri, sfiniti e disarticolati.</p>
<p>Sulla stessa scia di Schiele, u<em>na serie di disegni erotici a china non lascia spazio alla fantasia e a volte sfiora la pornografia. Sono di </em><strong>Marcel Vertès</strong>, (Ungheria, 1895 – 1961), il costumista francese vincitore del premio per miglior costumi (Academy Awards) in  “<em>Moulin Rouge</em>” del 1952.</p>
<p>Poi ci sono le preziosissime stampe di<strong> R. L. Delechamps </strong>e la sua<strong> Bible Noir, &#8220;Quo vadis domine?&#8221;</strong> <em> (Parigi, Edition Privat, 1921), </em>con scene erotiche altamente provocatorie e dissacranti, d’interno di case, scene da collegio, bordello e orge di monaci ubriachi.</p>
<p>Reinterpretano fiabe o rappresentano rapporti “giocosi” con animali le bellissime tavole erotiche dal gusto vintage di <strong>Emil Sartori</strong>, incise all’aquatinta e aquaforte. Pubblicate a Vienna nel 1907 da C.W.Stern-Rosner, ogni opera è pudicamente coperta da una velina ad effetto coprente e motivo floreale.</p>
<p>Giocose e divertenti sono le stampe tratte da <strong>Paroles Peintes Suite </strong>di <strong>Sebastian Matta</strong> in cui ectoplasmi hanno evidenti organi sessuali o dettagli morbosi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Come dimenticare l’Estremo Oriente? I nostri curatori hanno selezionato per voi le meravigliose stampe di <strong>Shu Takahashi</strong>, delle sobrie forme ingigantite dal sapore orientale che richiamano dettagli floreali o sessuali, in una maniera quasi impalpabile.</p>
<p>Guardate la galleria di queste e molte altre opere erotiche “scandalose”, selezionate per voi dai nostri curatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>                                                                                                                                                                Elena Agnese Sorrentino</em></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.mizarart.com/arte-erotica-storie-di-opere-scandalose/">Arte erotica: Storie di opere scandalose</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.mizarart.com">MizarArt</a>.</p>
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		<title>A Montréal si prescrive l’arte: il primo esperimento al mondo</title>
		<link>https://www.mizarart.com/a-montreal-si-prescrive-larte-il-primo-esperimento-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Dec 2018 16:15:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Art News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi non ricorda il film Patch Adams in cui Robin Williams interpreta il dottore-clown che strappa sorrisi a piccoli pazienti? Da quel momento in poi il riflettore è stato puntato sulla clownterapia e sulla potenza del sorriso come “medicina alternativa”.  Queste teorie, all’epoca strampalate e non accademiche, sono state nel tempo supportate da evidenze scientifiche.  [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi non ricorda il film <em>Patch Adams</em> in cui Robin Williams interpreta il dottore-clown che strappa sorrisi a piccoli pazienti?</p>
<p>Da quel momento in poi il riflettore è stato puntato sulla <strong>clownterapia</strong> e sulla potenza del sorriso come “medicina alternativa”.  Queste teorie, all’epoca strampalate e non accademiche, sono state nel tempo supportate da evidenze scientifiche.  La ricerca ha infatti dimostrato che “<strong>il riso</strong>” incrementa il rilascio di sostanze chimiche endogene come le <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Catecolamine">catecolamine</a> ed <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Endorfine">endorfine</a>, le sostanze del benessere che ci fanno sentire vivaci e in forma. Mentre diminuisce il rilascio di  <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cortisolo">cortisolo</a> e di ormoni dello stress, stimolando la risposta immunitaria.</p>
<p>La clownterapia ha aperto le porte anche alla sperimentazione della <strong>musicoterapia</strong>, ovvero l’utilizzo della musica in più ambiti e setting clinici e terapeutici come supporto non farmacologico, semplice da utilizzare e soprattutto privo di effetti collaterali.</p>
<p>Come diceva il dottor Adams “<em>Noi dobbiamo curare la persona, oltre la malattia</em>”. Questo dictat sembra essere un fondamento anche di alcuni medici canadesi che collaborano con il <strong>Museo di belle Arti di Montréal </strong>e che stanno conducendo studi clinici per <strong>valutare quanto e come l’arte influisca sulla salute e sul benessere</strong>. Nel 2016, solo due anni fa, questi medici hanno fondato il <em>Michel de la Chenelière International Atelier for Education and Art Therapy</em>, dedicato all’arteterapia.</p>
<p>Dal primo novembre i medici della <em>Médecins francophones du Canada</em> (MFdC) possono prescrivere ai loro pazienti cinquanta ingressi gratuiti per mostre, musei e gallerie esattamente come si trattasse di farmaci o di terapie. In Canada si sta tenendo il primo esperimento al mondo per dimostrare quanto l’arte e la<strong> terapia della bellezza </strong>abbiano effetti benefici per curare, alleviare o addirittura prevenire disturbi, dal diabete alle malattie croniche, passando anche per la depressione.</p>
<p>“<em>Nel XXI secolo la cultura sarà ciò che l’attività fisica è stata per la salute nel ventesimo secolo</em>”, afferma Nathalie Bondil, direttrice generale del <strong>Museo delle Belle Arti di Montréal.</strong></p>
<p>Hélène Boyer, vice-presidente dell’associazione medica di Montréal, afferma: “<em>Ci sono sempre più prove scientifiche sull’arte come terapia. L’arte infatti aumenta il nostro livello di cortisolo e il nostro livello di serotonina, l’ormone della felicità. Noi secerniamo ormoni quando visitiamo un museo e questi ormoni sono responsabili del nostro benessere.”</em></p>
<p>Negli Stati Uniti il <em>National Endowment for the Arts</em> da oltre un decennio lavora con gli operatori sanitari per promuovere l’integrazione della cultura nel processo di guarigione.</p>
<p>Alla luce di questo si dovrebbe pensare che gli italiani siano il popolo con meno malattie e più longevo, data la qualità e la quantità di opere d’arte sul territorio nazionale. Ma è allo stesso tempo il popolo che non preserva la bellezza.</p>
<p>Usufruite dunque della nostra galleria virtuale, una selezione di opere non solo gradevoli o preziose, ma coinvolgenti, capaci di risvegliare l’ormone del benessere!</p>
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		<title>L’immagine della donna nei libri d’artista francesi, tra fantasia e realtà</title>
		<link>https://www.mizarart.com/limmagine-della-donna-nei-libri-dartista-francesi-tra-fantasia-e-realta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2018 17:23:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Il termine livre d’artiste, un’invenzione squisitamente francese, definisce un’edizione limitata, una pubblicazione fatta a mano che tipicamente associa parole con grafica d’arte originale, eseguita e stampata sotto lo stretto controllo dell’artista. […] Per un livre d’artiste, l’artista, l’autore, l’editore e lo stampatore devono spesso lavorare insieme progettando il rapporto tra testo e immagine, scegliendo il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il termine <em>livre d’artiste</em>, un’invenzione squisitamente francese, definisce un’edizione limitata, una pubblicazione fatta a mano che tipicamente associa parole con grafica d’arte originale, eseguita e stampata sotto lo stretto controllo dell’artista. […] Per un <em>livre d’artiste, </em>l’artista, l’autore, l’editore e lo stampatore devono spesso lavorare insieme progettando il rapporto tra testo e immagine, scegliendo il carattere tipografico, la carta, la modalità di stampa e la rilegatura per ottenere un prodotto di alto livello. […] La natura del materiale, il tempo speso e i costi hanno poco a che vedere con il successo finale dell’opera”.</p>
<p>Nel 1772, Denis Diderot pubblica “Sur les femmes”, un breve scritto nel quale esprime alcuni dei suoi giudizi sul mondo femminile.</p>
<p>“…è soprattutto nella passione dell’amore, negli attacchi di gelosia, nei trasporti della tenerezza materna, negli istinti della superstizione, nella maniera in cui condividono le emozioni epidermiche e popolari, che le donne sorprendono, belle come i serafini di Klopstock, terribili come i diavoli di Milton. Ho visto l’amore, la gelosia, la superstizione, la collera, portati nelle donne ad un livello che l’uomo non proverà mai…”.</p>
<p>Di quasi un secolo e mezzo dopo (1919) è una nuova edizione di quest’opera di Diderot arricchita da alcune incisioni su legno del pittore ed incisore francese René Georges Hermann-Paul.</p>
<p>Protagonista tanto delle parole del filosofo quanto delle immagini di Hermann-Paul, che nella loro combinazione inseriscono l’opera nella dimensione del “livre d’artiste”, è la figura femminile, la cui presenza nelle produzioni artistiche a cavallo dei due secoli è costante.</p>
<p>Donne della contemporaneità, del passato, di realtà vicine o di dimensioni fantastiche, le eroine del XIX e XX secolo affollano le pagine di alcuni tra i più celebri libri d’artista prodotti in Francia.</p>
<p>Del 1925 è “Brigitte ou la belle au bois dormant” di Marcel Jouhandeau con alcune litografie di Marie Laurencin.</p>
<p>Di quest’opera Jouhandeau scrive in una lettera del 3 febbraio 1925 a Max Jacob: “Kahnweiler mi ha preso due novelle delle quali una sarà illustrata da Marie Laurencin […] sono due lavori recenti molto piccoli[….] I loro titoli: “Brigitte ou la Belle au bois dormant” e “ Ximonès-Malengorde”[…]” e ancora, riferendosi all’artista che illustrerà il suo testo: “Vedo abbastanza spesso Marie Laurencin. La sua intelligenza, la qualità della sua fantasia, la misura apparente di una vita fondamentalmente così sfrenata mi seducono, mi legano e anche il rispetto del quale lei mi circonda come un’eccezione”.</p>
<p>Ancora una principessa delle fiabe è la donna raccontata dalle parole di Charles Perrault in “Cendrillon” del 1697, che riprenderà vita attraverso le immagini di Jules Pascin in una nuova moderna edizione illustrata dall’artista nel 1929.</p>
<p>Complessivamente il libro illustrato da Pascin, anche conosciuto come il “principe di Montparnasse”, artista bulgaro che diviene ben presto tra gli artisti più richiesti a Parigi, contiene cinque incisioni originali, ciascuna pubblicata in un’edizione di sole 88 impressioni. Le lastre sono poi state biffate con due linee orizzontali e verticali.</p>
<p>“Cendrillon” rappresenta senza dubbio un primo, originale esempio della famosa arte erotica di Pascin.</p>
<p>In “Isabelle” di André Gide, testo illustrato dalle incisioni al bulino di Jean Gabriel Daragnès, ad essere presentata è invece la storia di una donna moderna, dei suoi amori, delle sue paure e delle sue passioni.</p>
<p>Quest’opera di straordinaria bellezza viene pubblicata a Parigi nel 1924 da Henri Jonquières e C. Editeurs, Collection “Les Beaux Romans”.</p>
<p>Del 1930, per le Editions des Quatre-Chemins, è invece “Les soeurs Bronte ou les filles du vent” del poeta surrealista René Crevel, opera che viene accompagnata dalle illustrazioni di Marie Laurencin.</p>
<p>Sempre dal mondo surrealista proviene la donna raccontata da Remy De Gourmont ed illustrata da alcune incisioni al bulino di Jean-Emile Laboureur in “Le songe d’une femme”.</p>
<p>In questa versione illustrata del <em>Roman Familier </em>di De Gourmont, pubblicata nel 1925, Laboureur immortala la figura femminile in una serie di immagine estremamente raffinate. Della donna, così tanto celebrata, amata, criticata o semplicemente raccontata, è qui il corpo ad essere al centro dell’attenzione, in un infinito moto di scomposizione e ricomposizione, secondo la fantasia dell’autore.</p>
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		<title>La danza della pittura</title>
		<link>https://www.mizarart.com/la-danza-della-pittura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2018 14:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Pollock]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fine di un idolo È l’11 agosto 1956 e un improvviso incidente stradale si consuma a pochi isolati da Springs, a Long Island. Fu così che, all’età di 44 anni, dopo aver combattuto con l’alcool per tutta la vita, morì Jackson Pollock che in quel momento guidava la sua Oldsmobile in stato di ebbrezza. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La fine di un idolo</p>
<p>È l’11 agosto 1956 e un improvviso <strong>incidente stradale</strong> si consuma a pochi isolati da Springs, a Long Island. Fu così che, all’età di 44 anni, dopo aver combattuto con l’alcool per tutta la vita, morì <strong>Jackson Pollock</strong> che in quel momento guidava la sua Oldsmobile in stato di ebbrezza. Con lui c’erano anche due donne, la sua amante Edith Metzger, che morì anch’essa nell’incidente e Ruth Kligman, amica intima dell’artista e della sua amante, gravemente ferita. In quella mattina americana perse la vita uno dei più grandi artisti del XX secolo, un uomo dall’esistenza fragile e tormentata. Da quel momento in poi, la figura di Pollock sarà destinata a diventare iconica: un artista che ha stravolto il concetto stesso di pittura e di quadro, di cavalletto e di ritmo, rivoluzionando per sempre il corso della storia dell’arte.</p>
<p>The Irascibles</p>
<p>Jackson era nato nel gennaio 1912 a Cody, nello stato del Wyoming; primo di cinque figli, a 18 anni si trasferì con il fratello a New York dove seguì Thomas Hart Benton alla Arts Student League. Entrò in contatto con gli artisti che in quel periodo animavano la scena americana: erano giovani artisti che presto avrebbero rivoluzionato l’arte e la figurazione; essi erano gli “<strong>irascibili</strong>”, gli esclusi dalla mostra organizzata nel maggio del 1950 dal Metropolitan Museum che inviarono una lettera di protesta al direttore e al curatore del Museo che fu subito pubblicata sul New York Times. Le reazioni alla protesta furono diverse e contrastanti, ma la definizione di “irascibili” coniata dall’Herald Tribune e poi ripresa da Life fu quella utilizzata per definire il gruppo da quel momento in poi. Essi erano Willem de Kooning, Clifford Still, Robert Motherwell, Adolph Gottlieb, Franz Kline, Mark Rothko, lo stesso Pollock e altri, tutti nati e cresciuti negli USA ma da genitori provenienti da paesi diversi. Una grande retrospettiva sugli artisti della scuola di New York è visitabile fino al 24 febbraio 2019 nell’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano, a Roma. La mostra intende ricordare l’aspetto anticonformistico del gruppo degli Irascibili attraverso un percorso di 50 capolavori dell’Espressionismo Astratto.</p>
<p>Il rapporto con Peggy Guggenheim</p>
<p>Un forte legame con l’Europa, dunque, accomunava gli artisti della Scuola di New York, rapporto consolidato dalla figura di <strong>Peggy Guggenheim</strong>, che presto divenne protettrice e mecenate del gruppo. Durante gli anni Quaranta, Peggy Guggenheim fugge da un’Europa dilaniata dalla guerra e fonda la sua galleria/museo a New York “<strong>Art of This Century</strong>”. Gli spazi della galleria ospitarono presto le opere realizzate dagli artisti della Scuola di New York; nonostante gli eccessi e le sregolatezze dell’artista, Pollock sarà il prediletto della mecenate: nel 1943 la Guggenheim ospiterà nella sua galleria la prima personale dell’artista e, successivamente, gli offrirà un contratto che gli permetterà di dedicarsi solo all’arte e alla sperimentazione fino al 1947.</p>
<p>Long Island</p>
<p>Nel frattempo, l’artista conobbe quella che sarebbe diventata una donna fondamentale della sua esistenza: <strong>Lee Krasner</strong>. Lee, figlia di emigrati russi di origine ebrea, è destinata a diventare una figura inscindibile. Artista, moglie, compagna di vita e manager di Pollock, Lee fu spesso fonte di ispirazione e ancora di salvezza per Jackson, che da sempre condusse una vita sregolata all’insegna degli eccessi e dell’abuso di alcool. Un mese dopo il matrimonio, grazie alle somme elargite dalla Guggenheim, andarono a vivere a Long Island dove Pollock perfezionò e portò a compimento quella che sarebbe diventata la tecnica inconfondibile delle sue opere più rappresentative: il <strong><em>dripping. </em></strong>Nella tranquillità di Springs, Long Island, dove aveva adibito una stalla a studio, Pollock realizzò quelle che sarebbero diventate le opere cardine della sua poetica. Le tele di dimensioni monumentali, ispirate ai murales messicani dalla forte ispirazione politica e sociale, erano stese sul terreno e “dipinte” con la tecnica dello sgocciolamento: per la prima volta in assoluto, un artista contemporaneo utilizza un medium orizzontale per dipingere, non più il cavalletto o la superficie muraria, ma un supporto steso su un piano, che accoglie la rappresentazione. Il colore, fluido e diluito, viene letteralmente lanciato sulla tela e il pennello, sostituito da uno stecco di legno, non entra mai in contatto con la superficie. L’immagine finale, puramente astratta, diventa il mezzo per rappresentare il gesto e il segno. Il dipingere diventa quasi una danza, riesumata dalla tradizione ritualistica dei nativi americani, con cui Pollock era entrato in contatto da bambino. Dagli anni Cinquanta in poi, le tele di Pollock saranno ospitate nelle maggiori esposizioni internazionali; progressivamente i colori lasceranno spazio alla semplice bicromia bianco/nero.</p>
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		<title>Luigi Ontani: “Viva l’arte!” &#8211;  A volte vorrei dire cose che poi dimentico</title>
		<link>https://www.mizarart.com/luigi-ontani-viva-larte-a-volte-vorrei-dire-cose-che-poi-dimentico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Oct 2018 14:51:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Uncategorised]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi Ontani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se provi a telefonare al numero fisso del suo studio, lo stesso di Canova, il messaggio in segreteria dice più o meno così: “Sono Altrove! Viva l’arte!”. Se invece hai la fortuna di incontrarlo, ti sembrerà di essere in un tableaux vivant. Si presenta sempre in abiti elegantissimi e sobri, in foggia orientale e di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se provi a telefonare al numero fisso del suo studio, lo stesso di Canova, il messaggio in segreteria dice più o meno così: “<em>Sono Altrove! Viva l’arte!”. </em>Se invece hai la fortuna di incontrarlo, ti sembrerà di essere in un <em>tableaux vivant</em>. Si presenta sempre in abiti elegantissimi e sobri, in foggia orientale e di seta indiana rigorosamente in monocromia dalla testa ai piedi con bizzarre calzature. Luigi Ontani è un artista dalle mani diafane, con una gestualità dai ritmi orientali che infonde nella stanza profumo di mirra. “<em>É subito Oriente!”</em> avrebbe detto Paolo Rumiz.</p>
<p>Ha viaggiato e viaggia in lungo e in largo, ha passato molto tempo a Taxco in Messico, attirato dall’arte dell’argento e della storia dell’uomo, nello Sri Lanka, poi in India dove è “<em>entrato in contatto con tutto il negativo del mondo”,</em> poi ad Aden, ora è la volta di Bali.  Si sposta in luoghi dove il tempo sembra non passare, da estraneo, non conoscendo le lingue del posto e osservando gesti e comportamenti. Senza evitare l’Occidente come una piaga, ha anche “<em>soggiornato spesso e a lungo a New York quando questa si faceva sfruttare come una generosa puttana, quando spopolava la pop art e viveva in un edificio a Soho</em>”.</p>
<p>Se invece non si ha la fortuna di incontrarlo di persona è possibile osservare le sue opere: c’è un grandissimo pannello musivo e permanente alla Stazione <em>Mater Dei </em>della Metropolitana di Napoli. In questi giorni, fino al 5 maggio 2019, è presente alla mostra collettiva <strong><em>Dream. L’arte incontra i sogni</em></strong>, a cura di Danilo Eccher, al Chiostro del Bramante, Roma.  <strong><em>“Heliondimio</em></strong><em>”</em> è il nome dello spazio qui allestito da Ontani come fosse un tempio sacro: un letto sfarzoso con due grandi maschere intagliate a rappresentare simbolicamente la via che conduce dall’Occidente all’Oriente,  il percorso verso la luce, inverso a quello del Sole. La maschera del Sole è intarsiata nel legno della testata, la Luna ai piedi del letto con la faccia rivolta verso il pavimento. Il sole è mortifero e dispotico, invece la luna è tranquilla e favorisce il sonno, il riposo e il sogno. Così si ricollega alla pratica antichissima di andare a dormire in un luogo sacro, una pratica che ha inizio nel Medioevo e in diversi casi sia in Occidente che in Oriente. In Gallia i fedeli andavano a dormire nella chiesa di Noyon per ricevere le grazie del Santo apparso in sogno e svegliarsi con animo fiducioso. San Michele Arcangelo compiva miracoli onirici a Costantinopoli e così pure i Santi Cosma e Damiano, i santi medici in vari luoghi sacri.</p>
<p>Il “<strong>Narciso innocente e folle”, </strong>come lo definiva Goffredo Parise, o l’artista sempre in attegiamento <strong>“<em>pososo</em></strong><em>”</em>, molla il travestismo, dopo aver interpretato in prima persona tutti gli dei dell’Olimpo, i santi indiani, perfino Cristo con la corona di spine. Dopo aver giocato anche con l’iconologia antichissima della divinità bicefala in grado di vedere il passato e il futuro, il dio Giano, particolarmente caro a Luigi Ontani, dopo il grande successo della personale all’Accademia di San Luca a Roma (2017) chiamata “<strong>SanLuCastoMalinIconicoAttoniTonicoEstaEstE’tico”</strong>, lascia il passato per accogliere il presente.</p>
<p>“<em>Per eccezione contemporaneo</em>”, come lui stesso si definisce, <em>“sceglie di giocare in leggerezza e in frivolezza esplicitamente, nella consapevolezza che anche attraverso la seduzione estetica ci fosse un’etica del comportamento, un desiderio di trasformazione e di cambiamento.  Vivendo e respirando e risputando con l’arte, ironicamente, eroticamente ritualizzando, spostando e viaggiando commuove muovere l’altrove”.</em></p>
<p>Da questa consapevolezza e da meditazioni su temi caldi dell’attualità nascono le due tempere “<a href="https://www.mizarart.com/prodotto/luigi-ontani-cittadino-italiano/"><strong><u>Cittadino Italiano</u></strong></a>” e “<a href="https://www.mizarart.com/prodotto/luigi-ontani-balyndigeno-genio-danzante/"><strong><em><u>Balyndigeno genio danzante</u></em></strong>”</a> del 2012, con nel retro l’inconfondibile calligrafia di Ontani con neologismi e scambi di minuscole e maiuscole per confondere le gerarchie. Scoprile con noi!</p>
<p><em>«</em><em>Sono cresciuto come un dilettante dell’arte che è anche arte del diletto. Senza mai assumermi la responsabilità del mestiere di dipingere, scolpire e poetare. Nessun messaggio da lasciare ai posteri. Nessuna velleità di cambiare la storia né di essere cambiati. Come un piccolo Eliogabalo vado obliquamente per la mia strada</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Elena Agnese Sorrentino</p>
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		<title>Zhang Wei Guang – Mirror</title>
		<link>https://www.mizarart.com/zhang-wei-guang-mirror/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Oct 2018 14:07:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Zhang Wei Guang – Mirror]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Zhang Wei Guang riesce nell’intento di imitare la iridescente superficie levigata dello specchio, su cui riflette, quale simmetria della realtà, una composizione che raccoglie le proprie tradizioni orientali e guarda oltre.” (A. Imponenete, About Caravaggio. Visioni e illusioni contemporanee) Nato in Cina, nel 1968, Zhang Wei Guang, conosciuto come Mirror, è una delle figure più [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Zhang Wei Guang riesce nell’intento di imitare la iridescente superficie levigata dello specchio, su cui riflette, quale simmetria della realtà, una composizione che raccoglie le proprie tradizioni orientali e guarda oltre.” (A. Imponenete, <em>About Caravaggio. Visioni e illusioni contemporanee)</em></p>
<p>Nato in Cina, nel 1968, Zhang Wei Guang, conosciuto come Mirror, è una delle figure più interessanti del panorama artistico contemporaneo. Il suo debutto internazionale avvenuto a Boston nel 2000, è solo il primo passo verso una serie di successi che l’artista ottiene anche in Occidente, per la sua capacità di farsi interprete tanto del suo linguaggio d’origine quanto di quello di culture, che pur non appartenendogli, riesce a comprendere, rielaborare e molte volte arricchire.</p>
<p>La Mostra “FACE 2 FACE Mirror vs Giorgio Morandi” che gli viene dedicata a Roma nel 2007 è senza dubbio un  evento chiave per la sua consacrazione nello scenario artistico italiano.</p>
<p>Questa esposizione riesce a delineare perfettamente i tratti distintivi dell’arte del  maestro orientale, attraverso l’accostamento dell’artista cinese a Giorgio Morandi.</p>
<p>La predilezione per il genere della natura morta, e la scelta di un repertorio formale piuttosto limitato di oggetti disposti su un semplice piano, in molteplici variazioni, sono il punto di partenza nella poetica dell’artista, per l’avvio di un’analisi dei legami tra le forme d’uso quotidiano e le loro capacità tonali ed evocative.</p>
<p>Sempre mantenendo come primo riferimento la tradizionale arte pittorica cinese, la <em>guohua, </em>fondata sulla pulita linearità delle forme tracciate con l’inchiostro su carta di riso o nobile seta, Zhang Wei Guang si accosta nella rappresentazione del genere della natura morta, alle tecniche occidentali.</p>
<p>Autore di composizioni che conservano un imprescindibile legame con gli eleganti e sobri soggetti della pittura cinese avvolti in raffinate atmosfere, senza rinunciare al gusto calligrafico dell’arte della sua terra, l’artista crea opere che risentono anche dell’influenza degli studi sulle tecniche artistiche occidentali, quali la pittura a olio, nota come youhua e introdotta nel XVII secolo dai missionari gesuiti.</p>
<p>Scegliendo di utilizzare la pittura ad olio e conferendo profondità alle sue composizioni, Mirror raggiunge un effetto insolito nell’arte figurativa cinese, regno della bidimensionalità.</p>
<p>La forza del legame di Mirror con le sue origini emerge in svariati elementi, come l’essenzialità delle forme, l’atmosfera elegante e il gusto per il segno calligrafico, evidente nelle porcellane decorate a monocromo sempre presenti nelle sue composizioni.</p>
<p>Accanto a queste porcellane finemente decorate, ricorrono costanti, rotoli con ideogrammi, rami di ciliegio, arance e mele rese in pieno stile naturalistico.</p>
<p>Velate da una sorta di sospensione spaziale e temporale, che le accosta alla corrente italiana del “Realismo magico”, queste nature morte apparentemente precise e definite, sembrano nascondere in sé una forza misteriosa,  magari custode di qualche mondo lontano e inaccessibile.</p>
<p>Straordinaria è la capacità di evocare i più grandi artisti della Storia dell’Arte occidentale che si riscontra nell’opera di Mirror; osservando infatti i suoi oggetti accuratamente disposti su superfici lisce e ben illuminate, la memoria artistica non si ferma a Morandi e ai colleghi del <em>Ritorno all’ordine</em>, ma risale rapida e decisa alle nature morte Cézanniane di fine Ottocento, per arrivare a quelle del più grande esponente di tale genere, Michelangelo Merisi, noto come il Caravaggio.</p>
<p>Mirror, la cui arte illusoria si rifà all’antica scienza degli specchi, è presente con un <em>Cesto di mele </em>anche in un’esposizione romana del 2013 <em>About Caravaggio. Visioni e illusioni contemporanee, </em>che fa emergere le tracce della grande influenza caravaggesca sull’espressione contemporanea.</p>
<p>“Come nel passato anche in queste opere contemporanee gli umili oggetti della quotidianità assumono valenze critiche e simboliche, […] che fanno riflettere sull’attuale situazione della Cina.” (Rigillo 2008)</p>
<p>Una contemporaneità quella di Zhang Wei Guang che stringe a sé il passato durante il suo inarrestabile slancio verso il futuro.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Salvador Dalì: la “Biblia Sacra”</title>
		<link>https://www.mizarart.com/6127-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Admin Mizar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Oct 2018 16:38:45 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La “Biblia Sacra”</strong></p>
<p>É il 1950 e <strong>Salvador Dalí</strong> è all’apice del successo; il maestro surrealista ha raggiunto la notorietà e dopo otto anni trascorsi con Gala negli Stati Uniti, decide di ritornare in Europa. Come molti degli artisti che avevano trovato riparo negli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, quindi, anche Dalí e Gala ritornarono nel vecchio continente dopo un lungo periodo americano che lo ha visto raggiungere la fama e la notorietà a livello mondiale. La prima tappa europea per Dalí e Gala fu proprio l’Italia, patria della classicità e del Rinascimento. L’artista, che proprio in questi anni recupera la tradizione e la forma, si sentiva particolarmente attratto dall’Italia. Nel 1948 si tiene la prima mostra personale dell’artista presso la galleria L’Obelisco di Roma. Il nuovo cambiamento di stile della pittura del maestro è impostato su soggetti totalmente nuovi: classici, mitologici o cristiani, i nuovi soggetti sono interpretati attraverso concetti scientifici. Fu così che, a partire dagli anni Cinquanta, comincia una nuova spettacolare fase per il maestro del Surrealismo: il periodo che viene storicamente definito “<strong>mistico nucleare”</strong>. Nel frattempo, il mercato richiede sempre più insistentemente i lavori dell’artista. È a questi anni e al decennio successivo, inoltre, che risalgono anche i principali lavori grafici del maestro. Fra il 1967 e il 1969 Dalí realizza un’opera monumentale: 105 opere suddivise in 5 volumi. Si tratta della <strong>Biblia Sacra</strong>, pubblicata fra il 1967 e il 1969 da Rizzoli-Mediolani, Milano.</p>
<p><strong>Le Edizioni</strong></p>
<p>L’opera comprende 105 stampe litografiche tratte da altrettanti acquerelli. Dell’opera Biblia Sacra sono state pubblicate tre diverse edizioni: la prima, la più preziosa, conta 99 copie “<strong>ad personam</strong>”; le litografie sono stampate su carta tessuto, impreziosite da dettagli realizzati in oro e firmate dall’artista. I fogli sono rilegati in volumi di pelle verde Morocco. La seconda edizione, la “<strong>magnus luxus</strong>”, conta 199 copie numerate da I a CXCIX, stampate anch’esse su carta tessuto sono contenute in volumi in pelle verde. La terza edizione, la “<strong>luxus</strong>”, conta 1499 copie numerate da 1 a 1499 e stampate su una speciale carta rigida; ognuna di esse presenta il timbro originale dell’artista e la firma e la data su lastra. I fogli sono rilegati in volumi realizzati in pelle di capra naturale.</p>
<p><strong>La Commissione</strong></p>
<p>Nel 1963, <strong>Giuseppe Albaretto</strong>, uomo devoto e pio che divenne il mecenate e protettore di Dalí durante il soggiorno italiano, commissiona a Dalí alcune serie di opere grafiche fra cui, naturalmente, anche la Biblia Sacra. Albaretto e sua moglie Mara, appartenenti a una famiglia alto-borghese milanese, divennero in breve tempo i principali intermediari e committenti del lavoro artistico di Dalí in Italia. Attraverso la commissione delle opere a Dalí, Albaretto pensava di poter far riconciliare l’artista con la religione e, più in generale, con il mondo della spiritualità. In effetti, gli acquerelli della Biblia Sacra rappresentano gli episodi significativi della tradizione cristiana veterotestamentaria e neotestamentaria. La tecnica utilizzata dall’artista per queste opere è davvero sorprendente: attraverso un archibugio, antica arma da fuoco portatile, l’artista “spara” direttamente il colore sul foglio, con un effetto cromatico notevole e grande movimento e dinamicità. Le figure religiose sono caratterizzate da colori estremamente sgargianti e le litografie, alcune delle quali sono impreziosite da dettagli realizzati in oro, sono accompagnatae da un foglio di carta giapponese nella quale è stampato il versetto dell’episodio da cui è tratta l’opera.</p>
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