Corrispondenza Bartolini – Maccari

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Interessante corrispondenza tra Luigi Bartolini e Mino Maccari avvenuta tra il 1932 e il 1937.

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Corrispondenza Bartolini – Maccari

Corrispondenza Bartolini – Maccari: Interessante corrispondenza tra Luigi Bartolini e Mino Maccari, direttore della rivista “Il Selvaggio”

Il carteggio avvenuto tra il 1932 e il 1937 comprende:

• C.P.S.s.l.n.d.  con timbro postale poco leggibile. Recto e verso (15×10 cm). Disquisizioni sugli articoli da pubblicare, argomento: l’educazione professionale. Scrittura di difficile interpretazione. Due fori sul margine superiore

• C.P.S. Merano, 2 agosto 1932. Recto e verso (15x10cm). Richiesta delle bozze di stampa e ricezione acquaforte “Le Fanciulle”. Due fori sul margine superiore

• C.P.S.s.l.n.d. Recto e verso (15x10cm). Timbro postale poco leggibile, scrittura di difficile interpretazione. Aggiornamento sullo stato di lavoro degli articoli, e richiesta di 50 copie di stampa dell’acquaforte “farfalle” su carta del colore ocra della cartolina

• C.P.S. Merano, 1 settembre 32. recto e verso (15×10 cm). Due fori sul margine superiore. Interessante cartolina in cui descrive il suo stato di indigenza: “Il compenso non l’ho ricevuto più (…) faccio fatica a spedire 30 centesimi per il francobollo di questa cartolina”. Di seguito la poesia da pubblicare, dal titolo “Carità, gatta pelosa”

• L.A.S.s.l.n.d. in cui scrive che non collabora più per la rivista fascista Il Quadrivio “che mi ha sempre pubblicato pieno di errori” e che vorrebbe offrire la sua collaborazione letteraria a Longanesi. Chiede quindi a Mino Maccari di intercedere

• L.A.S. Merano, 20 ottobre 1935. Recto e verso (14×23 cm) in cui chiede a Mino Maccari di esprimersi sulle sue incisioni e sui suoi pezzi inviati, e di cui non ha avuto risposta

• L.A.S. Merano, 9 novembre 1935. Due pagine, recto e verso (14x23cm). Importante lettera in cui Bartolini dichiara “smetto definitivamente di scrivere e collaborare finché vedo che mi si perseguita e mi si boicotta in tutti i modi. Sono due anni che non mi riesce più di pubblicare un libro”

• C.P.S.s.d.n.l. con timbro postale poco leggibile (15×10 cm). Cartolina di auguri di buon Natale e di aggiornamento dello stato di lavoro. Due fori sul margine superiore

• L.A.S.s.l.n.d. con timbro postale poco leggibile (15×10 cm). “Più che amiche di pastori”, poesia da pubblicare. Due fori sul margine superiore e macchie nel margine inferiore

• L.A.S. Merano, 2 gennaio 1937. 1pp (14×23 cm). Luigi Bartolini parla dell’ultimo numero della rivista “Selvaggio”, che non ha ricevuto. Chiede quindi a Mino Maccari di potergliene spedire una copia.

Insieme a Giorgio Morandi e Giuseppe Viviani, Luigi Bartolini è tra i maggiori incisori italiani del Novecento. Si riallaccia alla tradizione naturalista italiana dell’Ottocento, guardando al contempo le stampe di Rembrandt, Goya, Telemaco Signorini, Giovanni Fattori e degli incisori del Settecento italiano.

Fu chiamato a partecipare, su invito, sia come incisore che come pittore a quasi tutte le edizioni della Biennale di Venezia dal 1928 al 1962, ricevendo il premio per l’incisione nel 1942. Per l’incisione fu premiato anche nel 1932 a Firenze con Morandi e Umberto Boccioni (alla memoria), nel 1935 alla Quadriennale di Roma e nel 1950 a Lugano.

Con Bartolini l’acquaforte, liberata dal simbolismo decadente e dal vedutismo accademico, torna a diventare un mezzo efficace di espressione poetica, come dimostra il suo Martin Pescatore del 1936.

Fu presente a tutte le più importanti manifestazioni artistiche del suo tempo, sviluppando diverse maniere definiti da lui stesso “bionda”, “nera” e “lineare”, con cui realizzò le acqueforti con paesaggi delle Marche e della Sicilia e le serie de Gli insetti, Le farfalle, Gli uccelli, e Scene di caccia.

Ma fu anche poeta, narratore e saggista e alternò i modi di un impressionismo lirico, con quelli di un bozzettismo naturalista, ad esprimere i suoi crucci di “celeste bandito” alle prese con la società borghese, il suo amore per gli animali, specchio della vita istintiva, e la sua tenerezza fra sensuale e sentimentale per la donna.

Notevole e copiosa fu la sua attività di scrittore, con oltre 70 libri pubblicati con le maggiori case editrici, tra le quali Vallecchi, Arnoldo Mondadori Editore, Longanesi e Nostri Lischi. Fu collaboratore delle principali riviste e giornali italiani: Il Selvaggio di Maccari, Frontespizio di Bargellini, Il Quadrivio, Maestrale, Corriere della Sera, Il Borghese. Ma è ricordato soprattutto per il romanzo “Ladri di biciclette” pubblicato nel ’46 e dal quale Cesare Zavattini trasse spunto per la sceneggiatura dell’omonimo film di Vittorio De Sica.

Gli scritti del lotto fanno riferimento al periodo in cui, già noto come incisore e scrittore di “Passeggiata con la ragazza” e “Ritorno sul Carso”, fu arrestato (nel ’33) ad Osimo per motivi politici e venne confinato un mese nel carcere di Ancona, poi a Montefusco e a Merano dove rimase fino al 1938.

Complesso fu infatti il suo rapporto con il regime fascista, col quale pure aveva ampiamente collaborato. Il suo biografo, Luciano Troisio parla di un “processo e di un confino farsa” perché “L’antifascismo di Bartolini è perlomeno strano, dato che i veri antifascisti erano in carcere, ridotti all’impotenza, al silenzio, e comunque derisi, e non avevano certo come Bartolini intere pagine delle riviste fasciste a loro disposizione, tutta la loro opera diffusa, le incisioni riprodotte, le poesie pubblicate, le opere narrative recensite dagli organi del partito e pubblicizzate, non venivano ricevuti dal ministro Bottai per “leticare alla brava e alla buona, con fraternità d’affetto”.

Il fascismo quindi trattò Bartolini con i guanti, perché non si trattò di punire un antifascismo militante, ma della sua non celata insofferenza per quello che producevano, nel mondo artistico, il conformismo e «il bastone e la carota». Il fascismo tollerò ma non perdonò la lingua polemica e bruciante di Bartolini nei confronti di certi gerarchi, o di artisti amici di gerarchi.

Ecco infatti come inquadrò il suo ruolo di artista, coerente e fedele a sé stesso: «La mia opera è autobiografica. lo non ho fatto altro che domandare, a me stesso, della grazia. Senza di che non avrei saputo come lo stare al mondo. Credo, anzi, che l’opera d’arte – oggi che i musei sono pieni delle accademie di tutti i secoli – valga soltanto come testimonianza del modo – di un individuo d’eccezione – di concepire lo stare al mondo; di concepirlo e di metterlo in atto; ossia di scolarsi la propria bottiglia di vin santo; meno quando si cade in polemica perché allora la polemica è un’arte che si vive in due o in più di due […] Intesi, infatti, la parola “polemica” nel vero senso dei Greci antichi».

Tornò a Roma nel 1938, con la fama di essere uno degli artisti più significativi e prolifici della sua generazione e scrittore di grande originalità, lavorando, incidendo e scrivendo fino all’ultimo dei suoi giorni.

 

LEGENDA ABBREVIAZIONI:

  • C.P.A.S. s.l.n.d. cartolina postale autografa firmata senza luogo nè data
  • C.P.S. cartolina postale firmata
  • L.T.S.s.l.n.d. lettera dattiloscritta firmata senza luogo nè data
  • L.A.S lettera autografa firmata

 

Peso 0.1 kg
Dimensioni 23 × 0.1 × 15 cm